TFR e Fondo di Tesoreria INPS: le aziende con oltre 50 dipendenti

Molti lavoratori scoprono l'esistenza del Fondo di Tesoreria soltanto leggendo una voce anomala nel proprio prospetto TFR, o al momento della cessazione del rapporto. È una struttura poco pubblicizzata ma che riguarda milioni di dipendenti: da quasi vent'anni una parte consistente del TFR italiano non è più custodita dalle imprese, bensì dall'INPS. Cosa significa concretamente per chi lavora? Molto meno di quanto si teme, e in un certo senso qualcosa di buono.

Da dove nasce il Fondo di Tesoreria

Il Fondo di Tesoreria è stato istituito dalla Legge 296/2006, la Legge Finanziaria per il 2007, ed è operativo dal 1° gennaio 2007. Fa parte della riforma che, nello stesso periodo, ha introdotto il meccanismo di destinazione del TFR alla previdenza complementare. L'idea di fondo era duplice: incentivare l'adesione ai fondi pensione e, per il TFR che restava fuori da quel circuito, spostarne la custodia dalle imprese di maggiori dimensioni a un soggetto pubblico.

Il perimetro di applicazione riguarda i datori di lavoro del settore privato che occupano almeno 50 dipendenti, calcolati come media della forza lavoro occupata. Le imprese sotto questa soglia continuano invece a trattenere il TFR al proprio interno, secondo lo schema tradizionale.

Quale quota di TFR viene trasferita

Per i datori di lavoro che superano la soglia dimensionale, il TFR che matura dal 2007 in poi e che il lavoratore non ha destinato a un fondo pensione non resta in azienda: viene versato mensilmente al Fondo di Tesoreria gestito dall'INPS. Il TFR maturato prima del 2007, invece, rimane presso il datore di lavoro.

Ne deriva una situazione frequente tra i lavoratori con lunga anzianità: il loro TFR è materialmente diviso tra due soggetti, una parte presso l'azienda e una parte presso l'INPS. La suddivisione ha rilievo puramente amministrativo e non incide in alcun modo sull'importo complessivo spettante.

Cosa cambia per il lavoratore: nulla

È il punto più importante e va detto senza ambiguità: i diritti del lavoratore restano esattamente gli stessi. La quota di accantonamento annuo si calcola con la medesima formula, la rivalutazione segue le stesse regole e il trattamento fiscale è identico a quello del TFR lasciato in azienda, con la tassazione separata sulla prestazione e l'imposta sostitutiva sulla rivalutazione descritte nella guida sulla tassazione del TFR. Cambia unicamente il soggetto che custodisce materialmente le somme.

Anche il simulatore, di conseguenza, produce lo stesso risultato: che il TFR sia in azienda o presso il Fondo di Tesoreria, il montante e la stima del netto non cambiano.

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Come funziona il pagamento alla cessazione

Al termine del rapporto di lavoro il dipendente non deve presentare alcuna domanda all'INPS né rincorrere due interlocutori diversi. È il datore di lavoro a erogare l'intera somma, comprensiva della quota accantonata presso il Fondo di Tesoreria; successivamente l'azienda recupera dall'INPS la parte di sua competenza tramite conguaglio sui contributi dovuti. Dal punto di vista del lavoratore, quindi, l'unico interlocutore resta il datore di lavoro, come è sempre stato.

Lo stesso schema si applica alle anticipazioni: la richiesta si presenta all'azienda, che la eroga e poi recupera la quota di competenza del Fondo. I requisiti restano quelli ordinari illustrati nella guida sull' anticipo del TFR.

Perché questo meccanismo protegge il lavoratore

Il vantaggio pratico più concreto è la sicurezza. Il TFR lasciato in azienda è, in caso di crisi, un credito del lavoratore verso l'impresa: privilegiato, ma pur sempre esposto alle vicende economiche del datore. La quota custodita dal Fondo di Tesoreria, invece, è accantonata presso un ente pubblico e non dipende dalla solidità patrimoniale dell'azienda. Per chi lavora in settori ciclici o in imprese in difficoltà, non è una differenza da poco.

Il Fondo di Garanzia INPS: una tutela diversa

Va tenuto distinto dal Fondo di Tesoreria il Fondo di Garanzia, anch'esso gestito dall'INPS ma con una funzione completamente diversa. Non custodisce accantonamenti correnti: interviene quando il datore di lavoro non paga il TFR dovuto a causa della propria insolvenza, sostituendosi a lui nel pagamento del trattamento maturato. È una rete di sicurezza che opera a valle, in situazioni patologiche, e riguarda tutte le imprese, non soltanto quelle sopra i 50 dipendenti.

Un'ultima precisazione: tutto quanto descritto vale soltanto per chi ha mantenuto il TFR in azienda. Se il lavoratore ha destinato il proprio trattamento alla previdenza complementare, il Fondo di Tesoreria non entra in gioco in alcun modo, perché le somme confluiscono direttamente nel fondo pensione scelto. Le differenze tra le due destinazioni sono riassunte nella tabella di confronto tra TFR in azienda e fondo pensione.

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